Santità minima

Immagine di proprietà del Santuario di Paola

La Santità nell'Ordine dei Minimi

La storia dell’Ordine dei Minimi, nato dal cuore umile e ardente di San Francesco di Paola, è intrisa di santità. Non si tratta soltanto di figure ufficialmente riconosciute dalla Chiesa con i titoli di Beati, Venerabili o Santi, ma di una moltitudine di fratelli e sorelle che hanno vissuto, nella semplicità della quotidianità, la radicalità evangelica della penitenza, della carità e dell’umiltà: “ultimamente, nei nostri giorni, volle quel celeste Agricoltore, secondo abitudine, visitare la sua vigna mandando un uomo forte a coltivarla nella persona del glorioso Confessore, il Beato Francesco di Paola, degno di essere annoverato fra il numero dei beati, il quale, come i grandi atleti di Cristo, con il suo esempio e i suoi meriti, aiutato dalla grazia, abbellì in molti modi la Santa Chiesa, illuminando con il fulgore della sua lampada le tenebre dei tempi attuali; infatti, lui lottò, con tenacia contro il mondo, contro la carne e il demonio, camminando nell’odore di santità dell’Altissimo, attrasse dietro a sé una gran folla di fedeli dell’uno e dell’altro sesso, e lasciò come diffusa sulla faccia della terra la professione religiosa, affinché fosse conservata famosa memoria di sé come luce per i popoli e come fulgida stella nel firmamento della Chiesa” (Leone X, Excelsus Dominus).

Santità come Fedeltà al Carisma

La Regola dei Frati di San Francesco di Paola. Prima Edizione
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Il carisma dei Minimi è sintetizzato nel nome stesso: essere i “più piccoli” tra i piccoli, i minimi del Regno, alla sequela del Cristo povero e crocifisso. In questo stile radicale, Francesco di Paola non propose un’originalità mondana, ma una fedele adesione al Vangelo, nella convinzione che la via della maggiore penitenza – intesa come ritorno continuo al Padre e conversione interiore al Suo amore – fosse la via privilegiata per la santità. La santità dei Minimi, dunque, si manifesta nella fedeltà nascosta, nell’offerta silenziosa, nell’umiltà che diventa forza trasformante. Come ci ricordava papa Francesco, indicando il nostro fondatore che “l’umiltà è forza e non debolezza”.
E questi nostri fratelli e sorelle hanno saputo contemperare la fermezza della penitenza con la dolcezza della compassione, vivendo così una santità che non si chiude in se stessa, ma diventa servizio, intercessione, solidarietà.
Molti dei santi e delle sante dell’Ordine non sono noti, e forse non lo saranno mai agli occhi del mondo. E quello che potrebbe sembrare un limite, si dischiude come ma un carattere proprio della spiritualità minima: una santità silenziosa, in punta di piede, che si dona senza cercare riconoscimenti, ma che è profondamente certa che Dio scrive pagine di Vangelo nella vita dei piccoli e dei nascosti.
La loro memoria, che deve essere custodita nell’Ordine dei Minimi e nel cuore di Dio, diventa per ognuno di noi un incoraggiamento a vivere la santità come stile ordinario e non come eccezione,  cercando di trovare un modo più perfetto di vivere quello che già facciamo: «Ci sono delle ispirazioni che tendono soltanto ad una straordinaria perfezione degli esercizi ordinari della vita cristiana» (S. Francesco di Sales, Trattato dell’amore di Dio, VIII, 1, in Opere complete di Francesco di Sales, IV, Roma 2011, 468.)
Infatti, San Francesco di Paola propose la penitenza non come mortificazione sterile, ma come dinamismo vitale che rinnova la persona, la apre alla grazia e la spinge alla carità. Per noi minimi Minimi, essere santi significa dunque vivere una conversione permanente, trasformando la propria fragilità in occasione di abbandono fiducioso a Dio. San Giovanni Paolo II così descrive tutto il nostro essere e agire per la Chiesa: “Una pastorale autentica ed incarnata presuppone la santità, che i Minimi, seguendo l’esempio del Fondatore, si impegneranno a raggiungere, percorrendo la via della penitenza. Questa, se consiste innanzitutto nella conversione del cuore, si avvale però anche dei mezzi ascetici tipici della tradizione spirituale della Chiesa e del proprio Istituto. In tale contesto, acquista singolare rilievo la fedeltà al quarto voto solenne della vita quaresimale, che San Francesco di Paola volle professato dai Frati e dalle Monache degli Ordini da lui fondati. Questo peculiare segno di appartenenza all’Ordine dei Minimi, risulta molto efficace nella testimonianza delle «cose di lassù» ad un mondo distratto ed immerso nell’edonismo. Esso, infatti, oltre che un potente mezzo di santificazione personale, costituisce un’occasione per riparare i peccati di tutti gli uomini ed un modo per impetrare per loro la grazia del ritorno a Dio” (San Giovanni Paolo II, Udienza ai partecipanti al Capitolo Generale dell’Ordine dei Minimi, 3 Luglio 2000). Questa santità penitenziale ha ancora oggi una forza profetica: ricorda alla Chiesa e al mondo che solo chi si lascia purificare può essere strumento di pace e di misericordia.

Santità come vocazione

 L’Ordine dei Minimi, con i suoi tre rami (I, II e III Ordine), testimonia che la santità non è riservata a pochi eletti, ma è vocazione di tutti: religiosi, monache, laici. Tutti, in diversi stati di vita, possono vivere il carisma della piccolezza e della penitenza, testimoniando che il Vangelo è sempre attuale e sempre generativo.
In questo senso, i “volti della misericordia” sono specchi in cui ogni credente è chiamato a riconoscere la propria possibilità di santità.

Una Santità attuale

 Nelle “tenebre dei tempi attuali”, nel mondo di oggi, segnato da modelli di successo effimeri e da idolatria dell’apparenza, la santità minima offre una proposta in controtendenza con la mentalità odierna: la grandezza della piccolezza, la forza della mitezza, la luce dell’umiltà.
Lo stile penitenziale di Francesco di Paola è ancora oggi una novità profetica: ricorda che la vera libertà nasce dall’interiorità, che la vera forza è nel servizio, che la vera santità è lasciar trasparire Cristo: “Sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato, spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo” (Leone XIV, Omelia del 9 maggio 2025)

La santità nell’Ordine dei Minimi è come un mosaico: tante tessere, diverse per forma e colori, che insieme mostrano la bellezza del volto di Cristo e della Chiesa. È una santità che non abbaglia, ma che “illumina i penitenti”, ovvero coloro che cercano Dio con la sincerità del cuore, non grida, ma parla al cuore, non si impone, ma si offre.
Essere Minimi significa vivere e proporre al mondo questa verità semplice e radicale: la santità non è un privilegio, ma un cammino quotidiano di misericordia, di carità, di umiltà e di penitenza, che porta a “progredire di bene in meglio” nell’amore verso Dio e i fratelli.