Maria Maddalena del Crocifisso

Serva di Dio Suor Maria Maddalena del Crocifisso Ersilia Foschi Bolognini (1690–1760)

Origini familiari e primi anni.

Ersilia Foschi nacque a Rieti il 12 agosto 1690 da Zenobio Foschi e dalla marchesa Adriana Clarelli. La famiglia apparteneva al patriziato locale, con tradizioni militari e legami con il ceto dirigente. Cresciuta in un contesto agiato, mostrò fin da bambina un’inclinazione alla preghiera e alla vita raccolta: si ritirava spesso in una piccola alcova della casa paterna, leggendo testi spirituali e nutrendo il desiderio di consacrarsi a Dio. Tuttavia, la sua formazione si svolse secondo le consuetudini nobiliari: fu educata presso il monastero di Santa Chiara di Rieti e sviluppò un carattere vivace e sensibile.

Matrimonio e vita mondana

A ventun anni, in seguito a un sogno premonitore della madre e ad accordi familiari, sposò il nobile folignate Giovanni Battista Bolognini (1712). Il matrimonio le garantì un prestigio sociale e un notevole patrimonio, ma non fu felice: il marito era più interessato agli affari, alla vita culturale e ai divertimenti che alla vita coniugale. Da questa unione nacquero quattro figli: Giovanni Francesco, Chiara Isabella, Antonio e Agata.

Negli anni successivi Ersilia si immerse in una vita mondana, sfarzosa e a tratti dissoluta. I biografi ricordano i suoi abiti sontuosi, le carrozze, i gioielli, i rapporti superficiali e un progressivo allontanamento dalle pratiche religiose. Portava armi per ostentazione, partecipava a caccie e svaghi, e giunse a trascurare del tutto la preghiera. Questo periodo rappresentò la sua “vita di eccessi”, segnata da vanità e mondanità, ma anche da una profonda insoddisfazione interiore.

Il dolore e la conversione

La svolta avvenne nel 1724, quando la morte della figlia Chiara Isabella coincise con la predicazione del gesuita padre Giovanni Maria Crivelli a Sant’Eraclio di Foligno. La parola infuocata del missionario, unita al monito della figlia morente (“Madre, bisogna cambiare vita”), colpì profondamente Ersilia. Decise allora di confessarsi e di intraprendere un radicale cammino di conversione.

A sostenerla furono padre Crivelli, padre Dionigi Anzaverta (barnabita) e don Marco Antonio Tonti. Con il loro aiuto, Ersilia iniziò un percorso di penitenza pubblica e privata: abbandonò gli ornamenti, vestì abiti modesti, chiese perdono ai familiari e distribuì ai poveri i suoi beni. Il passaggio fu così radicale da destare scalpore: la donna mondana diventava penitente umile.

Vita ascetica e vedovanza

Il cammino penitenziale fu accompagnato da dure prove: cilici, digiuni, notti di veglia, umiliazioni pubbliche. Chiese persino di essere sottomessa alla sua cameriera per esercitare l’obbedienza. Nel 1737, dopo la morte del marito, Ersilia si ritirò presso l’eremo di Casenove di Foligno, conducendo una vita eremitica di preghiera, austerità e opere di carità. Qui maturò la vocazione a fondare una famiglia religiosa.

La sua spiritualità si intrecciava con la sofferenza fisica: colpita da idropisia, sopportò per 35 anni dolori lancinanti senza mai allentare le pratiche penitenziali. Trasformò la malattia in partecipazione alla Croce di Cristo.

La chiamata paolana e la fondazione monastica

Durante un pellegrinaggio a Loreto (1737–1738), ebbe una visione di San Francesco di Paola che le disse: “Segui me”. Da allora si sentì chiamata a vivere secondo la spiritualità dei Minimi, fondata sull’umiltà, la penitenza e l’amore a Dio.

Nel 1739, a Perugia, vestì l’abito di terziaria minima con il nome di suor Maria Maddalena del Crocifisso. Dopo vari tentativi, nel 1746 fondò a Todi il primo monastero delle Terziarie Eremite Minime di San Francesco di Paola, con l’appoggio del vescovo Ludovico Anselmo Gualterio. Successivamente estese la sua opera a Fermo (1755), dando vita a un secondo monastero.

Contrasti e prove ecclesiali

La sua azione riformatrice incontrò resistenze. Il nuovo vescovo di Todi e autorità civili guardarono con sospetto il rigore delle Paolane e l’influenza di suor Maria Maddalena. Ci furono momenti in cui si rischiò la soppressione delle comunità. Lei stessa dovette recarsi a Roma per difendere l’opera, incontrando santi come Leonardo da Porto Maurizio e Paolo della Croce. Come anche la Serva di Dio Suor Maria Diomira di San Giuseppe. Nonostante le difficoltà, seppe mantenere salda la fiducia nella Provvidenza e nell’intercessione mariana.

Ultimi anni e morte

Trasferitasi al monastero di Fermo, visse gli ultimi anni tra dolori fisici e zelo spirituale. Morì il 10 aprile 1760 al Porto di Fermo, lasciando un’aura di santità. Fu sepolta nella chiesa di San Giorgio e ben presto si avviò la causa di beatificazione.

Il suo corpo fu più volte oggetto di ricognizione e traslato, segno della continua venerazione. Ancora oggi è ricordata come fondatrice delle Terziarie Eremite Minime e testimone di radicalità evangelica. Ore le sue spoglie mortali riposano nel Monastero delle Minime di Todi.

Significato storico e spirituale

La vicenda di Maria Maddalena del Crocifisso illumina vari aspetti della storia religiosa del XVIII secolo: la tensione tra mondanità e ricerca di Dio in un’epoca segnata da riforme spirituali; il ruolo delle missioni popolari come strumenti di conversione, l’importanza delle donne fondatrici nella vita della Chiesa, l’attualità del messaggio paolano: umiltà, penitenza, fiducia in Dio come vie di rinnovamento, la sua vita dimostra anche per noi, cristiani del secolo XXI, come la grazia possa trasformare un’esistenza segnata dal peccato e dalla mondanità in un cammino di santità eroica.

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